Curriculum, sito web, social, tutti hanno bisogno di una presentazione (la mia la puoi leggere qui).
Mostrare il proprio viso diventa una necessità quando le distanze create dalla rete non permettono un primo approccio di persona, per questo, anche a livello lavorativo un buon ritratto fotografico è fondamentale ai giorni nostri.

 

Ma cos’è un buon ritratto?

Così come una buona fotografia, un buon ritratto deve raccontare qualcosa attraverso il proprio personale punto di vista.

Già, togliamoci dalla testa il pensiero di una fotografia oggettiva perché è una #supercavolatapiùgrandedelleballespaziali.

Non è oggettivo un articolo di un giornale, così anche nella fotografia ci sono una miriade di condizionamenti personali del fotografo che influiscono sulla sua immagine.

Angolo di ripresa, scelta di cosa includere e cosa non includere nella foto, scelta dell’obiettivo da utilizzare per creare effetti visivi diversi, per non parlare della post produzione che anche se non invasiva (senza farfalle, colibrì o nuvole aggiunte per intenderci) può comunque influire nell’atmosfera e quindi sul risultato finale.

Bene, se sei sopravvissuto finora ed hai ancora fiato, posso raccontarti qualcosa in più sui ritratti fotografici.

Forse avrai letto o sentito frasi come: “nelle foto si cattura l’animo delle persone” oppure “bisogna conoscere le persone prima di fotografarle” che è già una frase più veritiera, ma detta così non ha granché senso per un fotografo.

Un tempo anche io lo pensavo così, ingenuamente e peccando di superbia, perché se prestiamo attenzione sono cose davvero impensabili o quantomeno fantasiose.

 

Voglio dire: non conosciamo bene nemmeno noi stessi, a meno di non affrontare un percorso interiore e anche in quel caso ci impiegheremo anni prima di sapere realmente chi siamo, figuriamoci come possiamo pretendere di catturare l’animo di altre persone conosciute poco tempo prima!

Per questo, e anche per un maggior grado di fiducia, è più facile fotografare chi già conosciamo da anni, ma non basta.

2020 © Andrea Puxeddu – nella foto Barbara C.

Ok, quindi non si possono fare buoni ritratti di persone conosciute da poco?

 

Per fortuna non è così, si possono realizzare eccome, ma non ci sono scorciatoie e il risultato finale sarà diverso da fotografo a fotografo.

Leggi, studia, guarda immagini di altri fotografi, fai passeggiate da solo la mattina presto, poi ancora studia, leggi, respira fotografia e impara ad osservare. Un buon fotografo è innanzitutto un buon osservatore.

Quando la tua unicità come essere umano, le tue esperienze, tutto ciò che hai vissuto, visto, letto, ascoltato, ascoltato, annusato, le tue emozioni, incontrano la singolarità  della persona fotografata, allora si crea qualcosa di unico e irripetibile. E’ questo il momento per cui ci siamo preparati per anni: accorgersene e saperlo cogliere e interpretare per un nostra narrazione.

 

2017 © Andrea Puxeddu – nella foto Margaret Atwood

 

Un ritrattista poi fa qualcosa in più rispetto agli altri fotografi che colgono la “realtà” così come la osservano. Mette in posa i soggetti in modo che da valorizzarli al meglio. La curva della schiena, le spalle, le mani, l’orientamento del viso, i vestiti, gli accessori, tutto influisce e collabora insieme alla luce per raccontare al meglio quella persona.

Non mi piace parlare di difetti o imperfezioni. Credo che tutti abbiamo delle caratteristiche uniche, che possono o meno piacere agli altri, tuttavia devo ammettere che ognuno ha qualche parte di se che mostra più volentieri rispetto ad altre, e questa cosa è da tenere in considerazione.

In aggiunta, che poi non è un aggiunta, ma un principio cardine: lo scopo per cui facciamo il ritratto.

Per questo sono molto importanti uno o più incontri con il cliente per capire esattamente, anche per iscritto con un contratto, in cosa consiste il lavoro, dove verranno pubblicate le fotografie (social, cartelloni, rivista, ecc…), quali sono i suoi obiettivi e se coincidono con la tua mission di fotografo (eh sì, si possono scartare dei lavori, proprio perchè i valori non coicdono con la nostra idea di fotografia).

Poi, naturalmente c’è la tecnica fotografica e di conseguenza la luce e la capacità di gestirla, sia essa naturale o artificiale. Per scrivere bisogna conoscere l’alfabeto e la grammatica, così succede anche con la fotografia, che letteralmente è “scrivere con la luce”.

 

Ah dimenticavo, c’è il fattore C, ossia la botta di culo… quella può accadere, ma non saprai ripeterla, quindi serve a poco in realtà.

 

Non perdere il prossimo articolo del mio Blog in cui parlerò ancora di ritratti fotografici.

Buona luce a tutti! 😊

Category: fotografi, fotografia

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ANDREA PUXEDDU FOTOGRAFO