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A drop in the ocean

Manuale di pesca etica

 

Nel Mediterraneo esistono tre specie di tartarughe marine: la tartaruga liuto (Dermochelys coriacea), la tartaruga verde (Cheloniamydas) e la Caretta caretta. Quest'ultima è la più diffusa nel mare nostrum, tuttavia è stata stata classificata come specie in pericolo di estinzione dall'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN Red List 2012) e la popolazione è in costante calo.

 

Le cause principali sono da ricercarsi nell'inquinamento dei mari, nella pesca, nonché nello sviluppo urbano delle zone di nidificazione.

 

Ogni anno tra le otto e le dieci milioni di tonnellate di plastica viene gettata negli oceani. A partire dagli anni 80 questa spazzatura, per mezzo del vortice di corrente Oceanica (North Pacific Subtropical Gyre) si è accumulata fino a formare un'isola grande tre volte la Francia, denominata Great Pacific Garbage Patch. Il recente rapporto Foresight Future of the Sea espone una situazione drammatica. A meno che non si attui una grande risposta a sostegno dell'ambiente, l'inquinamento da plastica negli oceani potrebbe triplicare entro il 2050.

 

Nel Mediterraneo la situazione non è migliore. Sebbene rappresenti l’1% delle acque mondiali, è qui che si concentra il 7% della microplastica globale. (fonte WWF). L'Istituto di Scienze Marine del CNR di Genova (ISMAR), l’Università Politecnica delle Marche (UNIVPM) e Greenpeace Italia hanno analizzato campioni d'acqua da Genova ad Ancona ed il risultato della ricerca condotta ha prodotto risultati allarmanti per la diffusione delle microplastiche, paragonabili a quelle della Great Pacific Garbage Patch.

 

La plastica modifica l'ecosistema marino e rende sempre più difficile la sopravvivenza delle tartarughe che confondono questi rifiuti con meduse, calamari o altri organismi di cui si cibano. Una tartaruga su due muore a causa dell'ingestione di plastica che gli provoca costipazione. Il rigonfiamento la costringe in superficie, impedendole di immergersi e procacciare il nutrimento, oltre che esporla ad attacchi dei predatori.

Altre volte le tartarughe muoiono per aver inghiottito ami o per essersi impigliate nelle reti da pesca. Si stimano circa 130.000 catture ogni anno nel Mediterraneo, a causa dalla pesca col palangaro, reti a strascico e reti da posta, con più di 40.000 morti stimate. Questa sembra tuttavia una sottostima ed il numero più realistico può raggiungere le 200.000 catture annue (fonte TartaLife). Il progetto TartaLife, finanziato dall’Unione Europea, al fine di contribuire alla riduzione della mortalità della tartaruga marina ha introdotto strumenti capaci di ridurre le catture accidentali, tra questi la diffusione di un amo circolare in sostituzione del classico amo a J per la pesca con il palangaro che per la sua particolare conformazione non può essere ingerito dalle tartarughe.

 

Gli esemplari curati dai Centri di recupero sono ancora una piccola parte, ma grazie all'intervento di volontari e operatori specializzati nel settore, molte di queste tartarughe vengono tratte in salvo, curate e rimesse in libertà. Un esempio di speranza, un passo in controtendenza con il passato, in cui l'uomo ripara ai propri errori per il futuro dell'umanità stessa. Una goccia nell'oceano, ma che per le tartarughe rappresenta la differenza tra la continuazione della specie e l'estinzione.

Le immagini sono entrate a far parte dell'archivio fotografico del Parco Nazionale dell'Asinara – Area Marina Protetta Isola dell'Asinara (ai sensi dell'art.10, comma 6 del Regolamento del Parco DM del M.A.T.T.M. n. 230 del 29.07.2015).

Il progetto è stato pubblicato su fpmagazine